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La bella solitudine degli umbri e il gusto marchigiano. Da Cucinelli a Della Valle, Guzzini e Elica

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Cucinelli imprenditore del territorio

Il Sole 24ORE-DOMENICA, 6 aprile 2014
di Roberto Napoletano

«Sono stato a Los Angeles, Dallas, San Francisco, ogni sera in negozio il pieno, grandi imprenditori, clienti, a tutti abbiamo offerto salumi, capocollo, cenette tipiche umbre. A Berlino con l'Ice abbiamo fatto più o meno le stesse cose. Tutto molto bello, certo, ma non vale il gusto della partita a tressette nel mio paesello, nella piazza di Solomeo. L'altra sera mi sono fermato con una coppia di turisti bolognesi benestanti a fare due chiacchiere al calare della sera. L'odore di legna bruciata, le campane e l'Ave Maria, il silenzio che custodisce il rosso del nostro bel tramonto, sono rimasto un'ora a conversare, ho provato l'incanto di tornare a discutere nei miei borghi, mi creda è la qualità della vita delle nostre città umbre e marchigiane...». Questo racconto pieno di trasporto è di Brunello Cucinelli, il re del cachemire che ha fatto il pieno in Borsa, hanno scommesso su di lui e Solomeo i più grandi investitori americani, lo hanno riempito di soldi sulla fiducia, lui resta il padrone di casa con oltre il 60% del capitale e resta innamorato della sua Umbria. È una terra popolata di gente riservata, tollerante, conosco bene Amelia e capisco che cosa vuol dire il sorriso di Cucinelli quando parla di qualità della vita, la «bella solitudine», una certa spiritualità e l'allegria delle feste medievali con cantine e locande che rinascono per l'occasione, le tavolate di legno e un bicchiere di Sagrantino, oliveto e boschi, i mercatini del chilometro zero, l'ortolano che ti porta le fragole di prima mattina.
Cucinelli è un fiume in piena: «A Solomeo abbiamo la scuola di arti e mestieri, all'ultimo bando di "disciplina del tessuto" c'erano 14 borse di studio in gara e si sono presentati più di 400, abbiamo il corso in arti murarie, ma anche agricoltura e giardinaggio, maglieria, taglio tessuti, ricamo, qui si forma l'impresa umbra che vuole sopravvivere alla crisi della domanda interna, all'isolamento geografico, e lo fa di testa sua, a viso aperto, ben sapendo che le imprese non si ereditano, ti passano la proprietà, l'azienda va gestita minuto per minuto e si deve guadagnare l'eternità». Si ferma, e mi fa: «So quello che sta pensando, forse sto esagerando, se lo chiede a me però la risposta è no, proprio no, perché a Solomeo ci sono la creatività umbra e un gusto che assomiglia a quello marchigiano dei Merloni, dei Della Valle, dei Santoni, dei Guzzini, di Elica. Lì ci arrivi in macchina ma il paesaggio, gli uomini, le donne si assomigliano (davvero) tanto. Da noi sono arrivati i francesi ma nessuno ha toccato i nostri collaboratori, sanno che il patrimonio manuale degli italiani è un unicum al mondo e lo rispettano. Dall'incanto del Palazzo dei Consoli a Gubbio alle mura poligonali di Amelia, la spiritualità francescana di Assisi contagia tutta questa terra di dentro, c'è un tratto distintivo che sopravvive a tutto e a tutti, la semplicità e fierezza degli umbri, il loro parlar chiaro, da Sud a Nord, dove almeno un treno arriva». Lo interrompo, si spieghi con un esempio. La risposta è secca: «Io non ho mai diviso gli affetti, il tratto distintivo nei rapporti è stato sempre una grande apertura, modi schietti, diretti. Se vuole le racconto un aneddoto. Con gli amici giochiamo su tutto, non ci prendiamo troppo sul serio. Ricordo uno scambio di battute con il custode del campo sportivo di Trestina, avanti negli anni: "Scusi, Giuseppe, ma come va, si fa l'amore?" "Quando la fatica supera il gusto è ora di smettere, e io ho smesso"». Gaudenti sì, ma con la testa ben piantata sul collo. Razza contadina anche quando l'imprenditore vive di manualità manifatturiera e conquista il mondo.
Torno con la testa all'assemblea degli industriali dell'Umbria di qualche mese fa, tenuta ad Assisi al Lyrick Teatro di Santa Maria degli Angeli con una platea gremita all'inverosimile. Ricordo l'intervento (molto) preoccupato del neo presidente, Ernesto Cesaretti, e mi scorre davanti agli occhi il racconto di un'altra Umbria. Decido di richiamarlo per vedere se è cambiato qualcosa. Ascoltiamolo: «Il nostro problema numero uno sono i collegamenti, abbiamo mezza Umbria isolata, penso ad Assisi, Gubbio, Città di Castello, Spoleto, Todi, senza macchina non ci si arriva e le strade sono quello che sono. La domanda interna è ferma non da ora e le piccole imprese soffrono, molte esportano ma le strade non aiutano, mi verrebbe da dire che in Umbria Cristo si è fermato a Foligno o a Orte. Pensi che cosa vorrebbe dire per noi avere una ferrovia vera che passasse per l'aeroporto di Perugia e arrivasse ad Ancona e, magari, a Firenze. Abbiamo tesori che il mondo intero ci invidia, penso ad Assisi e non solo, ma per entrare nel mondo moderno e in quello degli affari devi sempre mettere nel conto due-tre ore di macchina». Mi viene voglia di suggerire a Cesaretti una chiacchiera con l'entusiasta Cucinelli, figlio fortunato di questa terra, ma mi stronca subito: «Parliamo di uno dei miglior imprenditori della nostra regione e siamo certi che il suo piano di sviluppo in Italia e all'estero, ha e avrà successo sui mercati di mezzo mondo, un'iniezione di fiducia per tutti. Si ricordi, però, una cosa, non la dimentichi mai». Che cosa, presidente? «Gli umbri sono riservati, riflessivi, ma determinati, e sa perché? La ragione è semplice: per uscire dall'isolamento fin dalla nascita sono costretti a combattere prendendo la via dell'Adriatico per raggiungere Ancona o quella del Tirreno per raggiungere Livorno o Civitavecchia». Non ho interpellato Cucinelli, ma posso anticipare la risposta: ce la faremo anche questa volta, gli umbri ce l'hanno sempre fatta, e poi gli aeroporti di Firenze e Roma non sono così lontani, da lì il mondo è più vicino, l'importante è che nessuno rompa mai il silenzio dei nostri borghi e sopravviva l'odore delle nostre terre, il talento della nostra manifattura, quell'incanto fatto di locande, piccole cose e grande spiritualità. L'ombelico sano e profondo del Paese.